L’anticipo fatture italiano vale 900 milioni di euro, oltre la metà del mercato europeo

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Si chiude un anno record per il marketplace lending domestico. E le prospettive sono sempre più entusiasmanti.

Il 2018 sarà ricordato come l’anno dei record per il P2P lending italiano, giunto a un valore di 1,2 miliardi di euro. Prima di snocciolare i dati, facciamo un piccolo passo indietro: il P2P lending è il macrosettore di cui fa parte l’invoice trading di Workinvoice e comprende tutte quelle piattaforme digitali che – disintermediando e fornendo un canale alternativo alle tradizionali banche e società finanziarie – collegano soggetti interessati a prestare denaro con altri (siano essi individui o aziende) che necessitano di risorse finanziarie.

Ebbene, il settore ha segnato una crescita congiunturale del 27% e tendenziale del +173%. Del totale erogato pari a 1,2 miliardi, quasi un miliardo (995.5 milioni per l’esattezza) attribuibili al sub segmento dedicato alle imprese. Di cui ben 907,2 milioni di euro derivano da portali specializzati nell’anticipo fatture (compresa Workinvoice). Un mercato, quello nostrano, che vale un sesto di quello europeo.

Ma andiamo con ordine. Nel solo quarto trimestre del 2018 l’erogato complessivo delle dieci piattaforme italiane censite da P2P Lending Italia è aumentato del +42% rispetto al trimestre precedente e del +90% rispetto alla fine del 2017, balzando a quota 256 milioni di euro. L’erogato complessivo nel 2018 si è attestato a 763 milioni, con un aumento del 125% rispetto ai 340 milioni erogati nel 2017.

La maggior fetta di questa cifra pertiene al segmento dello sconto fatture: nel trimestre il valore esatto è stato di 210,4 milioni: +47% rispetto al trimestre precedente e +94% anno su anno. Alle imprese, inoltre, sono arrivati ulteriori 18,3 milioni di euro nel trimestre grazie al lending diretto, mentre i prestiti personali sono ammontati a 27,3 milioni.

In generale, il segmento dedicato alle imprese è il più corposo: lo dimostrano i dati da inception che rilevano un erogato complessivo di 995,5 milioni, suddivisi tra Prestiti a medio e lungo termine (88,3 milioni) e, appunto, lo Sconto Fatture (907,2 milioni).

In questo ultimo segmento, che ci riguarda più direttamente, le fatture scontate sono state 12.082 nel solo quarto trimestre del 2018, un numero enorme che testimonia due fatti: la crescente fiducia che le PMI concedono a questi strumenti alternativi di reperimento di liquidità; e il fatto che l’Italia sia uno dei Paesi in cui il P2P lending cresce a tassi maggiori, avendo raggiunto una dimensione significativa, sia in termini assoluti che in termini relativi ad altri paesi dell’area europea.

Secondo i dati rilevati dal provider britannico Brismo, infatti, in totale l’Europa del P2P lending vale 6,7 miliardi di euro, esclusa la Gran Bretagna che da sola “macina” 15,2 miliardi. Gli Usa invece si mantengono lontani con 88,8 miliardi. L’Italia, insomma, si difende bene: vale un sesto di tutto il mercato europeo ex Regno Unito. Le proporzioni danno conto di un’importanza anche maggiore se si scorpora dal volume totale il valore erogato dalle sole piattaforme dedicate alle imprese, che operino nel lending o nell’invoice trading: in questo caso, l’Europa continentale risulta aver prestato alle imprese 1,6 miliardi di euro, cifra che dipende per oltre il 56% dall’Italia. E Workinvoice, sempre secondo le rilevazioni di Brismo, è la terza piattaforma di invoice trading nel Vecchio Continente, con una quota di mercato nel trimestre del 17,3%.

Mentre festeggiamo questi successi, dobbiamo però ricordare il risvolto della medaglia: il mercato italiano dei prestiti FinTech alle imprese cresce tanto perché l’Italia è popolata dai peggiori pagatori d’Europa.

Secondo l’ultimo Osservatorio Pagamenti di Cribis, solo un’impresa su tre rispetta i tempi di pagamento pattuiti con i fornitori: a marzo 2018 il 37,2% delle imprese pagava alla scadenza, il 52,1% entro il mese di ritardo, mentre il 10,7% in ritardo grave. Una percentuale, quest’ultima, che ha raggiunto il suo minimo storico dal 2012 ad oggi, anche se rispetto al 2010 è comunque più alta del 94,5%.

Il report rileva differenze tra regioni: il Veneto è la regione con la maggiore quota di pagamenti regolari (47,1%), mentre la Sicilia occupa l’ultima posizione del ranking regionale del pagamento puntuale con una quota pari al 19,3%. E differenze tra settori: i più puntuali sono i servizi finanziari (48,1%), mentre nel commercio al dettaglio i pagamenti alla scadenza interessano solo il 26,5% delle imprese. Ma in media, e pur rilevando che i ritardi gravi delle aziende (oltre i 30 giorni) nei pagamenti ai fornitori a marzo 2018 abbiano registrato un calo del 10,8% rispetto a un anno prima, fotografano una situazione ancora poco salubre per chi fa impresa ed è costretto a fronteggiare costantemente problemi di liquidità.

Tanto più che il 2019 si annuncia come un anno di crescita debole in Italia (+1,3% secondo Istat che ha rivisto al ribasso il Pil 2018 a +1,1%, più ottimista rispetto all’Fmi che invece quota l’aumento del Pil domestico al +0,6%): questa, insieme alle pressioni sul deficit pubblico, non è una buona notizia per le banche che con ogni probabilità stringeranno ancora le maglie del credito ed erogheranno con meno generosità l’anticipo fatture. L’alternativa, per fortuna, c’è e si chiama FinTech.

A cura di Matteo Tarroni, Founder e CEO di Workinvoice

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