Mercato azionario: nel nuovo anno gli ultimi saranno i primi

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Mercato azionario 2020: i segnali di sovraperformance dei titoli internazionali rispetto ai titoli statunitensi hanno iniziato a vedersi

L’anno che ci attende si prospetta come un periodo favorevole per le azioni globali. Inoltre, i segnali che attendevamo per ipotizzare una sovraperformance dei titoli internazionali rispetto ai titoli statunitensi hanno iniziato a vedersi. Mancano ancora un paio di pezzi del puzzle, ma sappiamo che i mercati si muovono sulla scia di informazioni imperfette e, quando tutti gli astri saranno perfettamente allineati, i listini avranno completato già gran parte del loro percorso.

Già lo scorso trimestre, fuori dai confini USA, i mercati scontavano una notevole incertezza e la crescita relativa (o la mancata crescita) degli utili nei principali mercati azionari regionali era tale da non giustificare l’ampia disparità di valutazioni. Oggi godiamo di una maggiore chiarezza. Il quadro macroeconomico a livello globale si sta dimostrando più resiliente del previsto, con qualche segnale di un’inversione positiva, e il deterioramento della dinamica degli utili sembra essersi arrestato. In tutte le regioni si registra una diminuzione delle revisioni al ribasso delle stime sugli utili, anche se non una completa cessazione. I due dati migliori giungono dagli Stati Uniti, dove l’ultima stima evidenzia un modesto incremento, e nei mercati emergenti, dove le revisioni delle stime sugli utili sono pressoché neutrali. Inutile a dirsi, le banche centrali mantengono un orientamento accomodante in tutto il mondo. Infine, ma non da ultimo, i decisivi negoziati commerciali tra Cina e Stati Uniti stanno procedendo nella giusta direzione. L’accordo di Fase I è tutt’altro che completo e ha mantenuto la maggior parte dei dazi imposti finora, ma alimenta la speranza che un’ulteriore escalation della guerra tariffaria sia ora fuori discussione.

Le azioni non statunitensi presentano un profilo di rischio/rendimento asimmetrico orientato al rialzo. Per il 2019, secondo le stime IBES, il dato finale sulla crescita degli utili negli Stati Uniti e nei mercati emergenti dovrebbe attestarsi in entrambi i casi all’1,1% circa. Tuttavia, si ritiene che nel 2019 gli investitori abbiano pagato un P/E di 20,4x per le azioni USA a fronte di un P/E di 14,6x per le omologhe emergenti.

Europa e Giappone sono in posizione arretrata in termini di crescita degli utili per il 2019. Le attuali dinamiche di mercato sembrano riflettere le prospettive relative di utile rispetto alle valutazioni. I mercati emergenti hanno sovraperformato i listini statunitensi nel quarto trimestre 2019 e tengono il passo con questi ultimi dall’inizio del 2020, mentre Europa e Giappone sono ancora indietro. Come non ci stancheremo mai di ricordare, le prospettive relative di utile sono un fattore determinante dell’allocazione regionale nei mercati azionari.

Il quadro appare ancora più interessante se consideriamo le aspettative di utile per il 2020 rispetto alle valutazioni, poiché si prevede che la crescita degli utili in tutti i mercati sarà in linea con quella degli Stati Uniti. Naturalmente, in passato abbiamo già visto come aspettative di utile in apparenza perfette, in particolare nei mercati emergenti, possano subire un’inversione di rotta e trasformarsi in un’ondata deprimente di revisioni al ribasso. Due elementi ci inducono a sperare che questo non accadrà, quanto meno il prossimo anno. In primo luogo, le revisioni delle stime sugli utili in tutti i principali mercati sembrano aver superato un punto di minimo; in secondo luogo, riteniamo che una distensione sul fronte della guerra commerciale dovrebbe favorire un ritorno della fiducia tra le imprese, dando impulso agli investimenti e, di conseguenza, alla crescita futura degli utili societari.

Un’obiezione sollevata spesso è che le azioni hanno già archiviato guadagni talmente ampi da lasciare pochi margini per un ulteriore rialzo. Questa considerazione potrebbe applicarsi in effetti alle azioni statunitensi, ma bisogna sfatare tale mito quando si parla di altri mercati regionali. Dalla fine del 2007, ossia da poco prima della crisi finanziaria globale, gli Stati Uniti hanno reso uno straordinario +194% (rendimento totale in euro). Le performance di altri mercati regionali, tuttavia, sono state molto più modeste: il Giappone ha guadagnato il 57%, l’Europa il 32% e i mercati emergenti un misero 27%. È dunque il momento di riconsiderare i fanalini di coda, almeno finché i fondamentali continuano a migliorare.

Commento a cura di Fabiana Fedeli, Global Head of Fundamental Equities di Robeco

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