Ricerca, innovazione, Esg: ecco la ricetta vincente

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Massimo Dalla Vedova

Il sales director Massimo Dalla Vedova spiega perché AllianceBernstein è un asset manager unico nel suo genere. E come riesce a generare extra-rendimenti per gli investitori

L’intervista esclusiva a Massimo Dalla Vedova tratta dal numero di novembre/dicembre 2019 di Asset Management.

AllianceBernstein è un player internazionale con un patrimonio in gestione per oltre 580 miliardi di dollari, headquarter negli Stati Uniti, più di 3.700 dipendenti e sedi in tutto il mondo. La società dal 2005 è presente anche in Italia, e negli anni è cresciuta molto: segue tutti i tipi di clientela e offre un’ampia gamma di soluzioni, dai fondi comuni alle strategie elaborate su misura per soddisfare specifici criteri di investimento. Negli uffici milanesi di AB abbiamo incontrato il sales director, Massimo Dalla Vedova, che ci ha descritto il dna della società e ci ha svelato quali sono le strategie che AB adotta per individuare fonti di rendimento in mercati complessi come quelli attuali.

AB si definisce una research company. Perché?
Massimo Dalla Vedova: Riteniamo che un’approfondita ricerca sia il fattore più importante che permette di generare rendimenti per gli investitori. Per oltre quarant’anni, la ricerca è stata al centro della nostra filosofia e del nostro processo di investimento. Con oltre 188 analisti e 136 gestori presenti in tutto il mondo, le nostre competenze nell’ambito della ricerca ci rendono leader di mercato e ci permettono di offrire analisi e approfondimenti di ricerca di nostra esclusiva proprietà su tutte le tipologie di asset class, paesi, mercati, settori, singole tematiche e titoli. I nostri team di investimento condividono la medesima visione secondo cui attraverso una profonda conoscenza derivante dalla ricerca e un processo rigoroso applicato alla costruzione di portafogli a elevata convinzione è possibile conseguire i migliori risultati a lungo termine per i nostri clienti.

Un’altra delle vostre stelle polari è l’innovazione tecnologica, specialmente in ambito obbligazionario, ma non solo…
Massimo Dalla Vedova: Anche se quasi nessun settore è immune dalle trasformazioni prodotte da intelligenza artificiale, automazione e analitica predittiva, il mondo degli investimenti obbligazionari non ha subito modifiche sostanziali in virtù di queste innovazioni. Il normale processo di investimento è inefficiente in tutte le sue fasi, a partire dalla ricerca e dalla costruzione del portafoglio fino ad arrivare al trading. Ma le cose sono destinate a cambiare: nell’era della sovrainformazione è fondamentale integrare la tecnologia nel processo di investimento in modo da offrire ai gestori informazioni personalizzate per accelerare il processo decisionale, rendere più efficiente ogni fase del processo e offrire un quadro più completo dei rischi e delle opportunità insiti negli investimenti. Diverse società di gestione hanno fatto ricorso a una strategia ottimizzata mediante la creazione o il reperimento di singoli strumenti mirati a potenziare una specifica area di investimento, come la ricerca, il trading o la gestione del portafoglio. Pur trattandosi di un buon punto di partenza, questo non basta per stare al passo.

Che cosa serve?
Massimo Dalla Vedova: La liquidità è l’elemento cruciale per influenzare la capacità di creare alfa di un gestore obbligazionario. Le società che non sono in grado di valutare efficacemente la liquidità di un’obbligazione non riusciranno a mettere in atto le proprie idee di investimento e quindi i rendimenti ne saranno penalizzati. I cosiddetti pool (piscine) di liquidità, ovvero mercati che offrono liquidità per i titoli di credito, sono stati per molto tempo estremamente frammentati. Le informazioni fornite da fonti terze sono preziose ma controllare continuamente ogni singola fonte per poi confrontarne i dati risulta poco efficiente. Per stare al passo con un mercato che assimila e reagisce sempre più rapidamente a ogni singola informazione che riceve, i gestori obbligazionari più efficaci avranno bisogno di ricorrere a una tecnologia che metta insieme tutte le piattaforme esterne che si occupano di trading obbligazionario. Una società che adotti simili tecnologie potrà diventare “price maker”, cioè stabilire i prezzi, invece che doverli subire, il che si traduce in esecuzioni migliori, costi delle operazioni più contenuti e investimenti più rapidi della nuova liquidità in entrata.

Voi come pensate di diventare price maker?
Massimo Dalla Vedova: Nel 2016 abbiamo sviluppato uno strumento, ALFA (Automated liquidity and filtering analytics), che consente ai nostri trader, mediante l’aggregazione in un’unica interfaccia utente di serie distinte di dati di mercato, e di filtrare le informazioni sulla base di specifici identificatori o caratteristiche dei titoli; in questo modo ALFA aiuta i nostri trader a prendere decisioni migliori e più consapevoli in merito ai livelli di prezzi a cui dovrebbero essere scambiati titoli meno liquidi o illiquidi. L’obiettivo è essere in grado di acquistare obbligazioni da inserire nei portafogli al prezzo più basso possibile, per poi rivenderle al prezzo più alto e generare così un profitto per i nostri clienti. ALFA può anche avvisare i nostri trader del verificarsi di determinati eventi sui mercati. Ad esempio, a febbraio 2017, ha segnalato a uno dei nostri trader operanti nel debito dei mercati emergenti che un numero insolitamente alto di dealer stava offrendo obbligazioni emesse dalla Banca brasiliana per lo sviluppo (Bndes), una delle maggiori banche per lo sviluppo al mondo. Dopo un’analisi più accurata delle offerte, il nostro trader ha scoperto che il titolo di Bndes veniva scambiato a una valutazione inferiore rispetto alle obbligazioni di un’altra importante banca brasiliana, Caixa Econômica Federal, a nostro parere decisamente più debole a livello di fondamentali.

Ottenere un quadro più rapido e accurato della liquidità di mercato è solo l’inizio…
Massimo Dalla Vedova: Certo, i gestori devono sapere non solo quali obbligazioni sono disponibili sul mercato, ma anche quali titoli presentano valutazioni interessanti. Gli asset manager che digitalizzano e centralizzano le informazioni possono sia identificare le obbligazioni giuste sia sfruttare le sacche di liquidità per acquistarle in quantità sufficiente. I gestori e i trader non hanno più bisogno di rivolgersi ai singoli analisti per chiedere la loro opinione. La ricerca fondamentale sul credito e i processi di rating devono essere inseriti in un quadro coerente e accessibile. In tal modo i trader e i gestori possono accedere immediatamente alla valutazione dei rischi e delle opportunità di un titolo prodotta da un analista e confrontare rapidamente le valutazioni di due o più obbligazioni simili. È con questo obiettivo che nel 2016 abbiamo lanciato PRISM, un sistema di rating e valutazione dei titoli obbligazionari. Con PRISM i nostri analisti del credito possono condividere i propri giudizi sui singoli emittenti in modo coerente, comparabile e quantificabile con riferimento a diversi settori industriali, categorie di rating e aree geografiche. Ma ancora non basta: bisogna evitare di operare per compartimenti stagni. Le società finanziarie devono integrare le piattaforme di ricerca e di trading di modo che l’intero team di investimento possa attingere alle conoscenze e alle idee condivise sui singoli titoli obbligazionari. Immaginiamo ad esempio uno strumento in grado di interfacciarsi sia con i sistemi di ricerca, per capire ciò che gli analisti trovano interessante, sia con gli strumenti di liquidità e di pricing, per sapere cosa è disponibile in qualsiasi momento. Una tecnologia del genere noi l’abbiamo creata, e si chiama ABBIE. È un’assistente virtuale che lavora con i nostri gestori e trader. Le abbiamo insegnato a “leggere” i rating dei ricercatori su PRISM e le informazioni sulla liquidità su ALFA per aiutare i nostri professionisti a generare elenchi di obbligazioni che soddisfino gli standard degli analisti di ricerca e siano disponibili per l’acquisto a un prezzo interessante. Ad esempio, il vero valore di ABBIE diventa evidente se si considerano episodi specifici: il 29 dicembre 2017, l’ultimo giorno lavorativo dell’anno, il nostro portafoglio high yield ha ricevuto un afflusso di 100 milioni di dollari che i nostri gestori desideravano reimpiegare nel più breve tempo possibile. In passato investire una tale somma avrebbe richiesto ore o addirittura giorni di discussioni tra gestori e analisti, e fino a 200 telefonate da parte dei nostri trader per verificare la disponibilità di potenziali investimenti. Utilizzando tecnologie e processi di investimento tradizionali, molto difficilmente saremmo arrivati sul mercato per conto dei nostri clienti prima della fine dell’anno.

Gli investimenti Esg, nel giro di pochi anni, da fenomeno di nicchia si sono imposti come standard. Rispettare le istanze Esg ormai è quasi una conditio sine qua non. Qual è il vostro approccio al tema?
Massimo Dalla Vedova: L’investimento responsabile è un aspetto fondamentale del nostro metodo di investimento, della nostra identità aziendale e un cardine della missione di responsabilità sociale di AB. Abbiamo formalizzato il nostro approccio nel 2011, firmando i Principi per gli investimenti responsabili (Pri) promossi dalle Nazioni Unite. Oggi, i criteri ambientali, sociali e di governance sono una componente fondamentale del nostro processo di ricerca in tutte le regioni e asset class a livello globale. Oltre all’integrazione Esg, offriamo ai clienti prodotti specifici che puntano al duplice obiettivo di creare benefici sociali generando al contempo robusti rendimenti. Nel 2015, le Nazioni Unite hanno introdotto gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg): 17 obiettivi e 169 target specifici che affrontano aree di importanza cruciale per l’umanità, tra cui l’eliminazione della povertà e della fame, il miglioramento dell’accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria e la lotta all’impatto negativo del cambiamento climatico. Questa iniziativa ha indotto AllianceBernstein a lanciare una serie di fondi con un approccio tematico agli investimenti focalizzato sugli obiettivi di sviluppo sostenibile e volto a offrire le migliori opportunità agli investitori. L’impegno delle Nazioni Unite favorisce infatti le aziende meglio posizionate per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile ed in questo modo è quindi possibile coniugare performance e contributi. I comparti AB Sustainable US Thematic Portfolio e AB Sustainable Global Thematic Portfolio sono stati analizzati in dettaglio e hanno ottenuto sia la certificazione LuxFLAG Esg che quella Isr rilasciata dal ministero delle Finanze francese.

E per quanto riguarda la responsabilità di AB?
Massimo Dalla Vedova: In qualità di investitori responsabili, esaminiamo attentamente i comportamenti di ogni azienda sulla quale investiamo. È fondamentale puntare la stessa lente su noi stessi, valutando l’impatto che abbiamo sull’ambiente. Abbiamo fissato l’obiettivo di aumentare al 65% entro il 2025 il numero dei dipendenti AB che lavorano in edifici ecologici. Intanto tra il 2013 e il 2018 siamo riusciti ad abbattere del 30% il consumo di energia dei nostri uffici. Stiamo facendo passi da gigante anche in termini di diversità e inclusione: nel 2018 il 35% dei nuovi assunti faceva parte di una minoranza etnica.

Passiamo alla situazione dell’economia globale. Quali sono le vostre previsioni per i prossimi mesi?
Massimo Dalla Vedova: Dopo aver rivisto le nostre previsioni, ci aspettiamo che il prossimo anno l’economia globale registri una crescita di appena il 2,3%, la più bassa degli ultimi dieci anni. Non si tratta di un indebolimento tale da poter parlare di recessione, né di una frenata paragonabile a quella del 2009 (quando il Pil globale subì una contrazione del 2%), ma rappresenta comunque un rallentamento sostanziale che potrebbe rendere l’economia mondiale più vulnerabile a shock negativi. Una combinazione di debole crescita secolare, continui timori riguardo al futuro del sistema commerciale globale, minore efficacia della politica monetaria e persistenti rischi di rigurgiti populisti implica che il 2020 sarà probabilmente un anno in cui la gestione del rischio e della volatilità faranno la differenza.

Quali sono le vostre strategie per affrontare il contesto attuale? Partiamo dall’obbligazionario…
Massimo Dalla Vedova: Il rischio principale, secondo noi, è quello della liquidità. I modi per gestirlo e per proteggere i portafogli da ulteriori contraccolpi esistono, ma non tutti gli investitori sono all’altezza del compito. La prima misura di protezione consiste in una migliore governance. Significa che i gestori di portafoglio devono monitorare costantemente i prezzi dei titoli e le allocazioni per i diversi tipi di titoli. I prezzi inadeguati rispetto ai titoli comparabili, o i prezzi “stagnanti” che rimangono statici per lunghi periodi, possono costituire segni rivelatori di rischio, compreso quello di liquidità. È necessario poi trasformare ricerca e trading, passando da un approccio fortemente manuale a processi automatizzati e digitalizzati. I gestori obbligazionari lungimiranti lo hanno già fatto, ottenendo un importante vantaggio. Che diventerà ancora più importante qualora la liquidità venga ulteriormente sottoposta a condizioni di stress. Infine, nei mercati attuali, è fondamentale evitare i rischi di concentrazione che possono comportare trappole di liquidità. Gli investitori con una limitata propensione al rischio possono trarre vantaggio da una gestione del portafoglio dinamica e consapevole dei rischi. Ad esempio, attraverso delle strategie che combinino la stabilità dei titoli di Stato e la generazione di rendimenti del credito societario. Bilanciare le esposizioni a diverse economie e settori con caratteristiche di rischio e liquidità differenti contribuisce a creare un profilo di rischio/rendimento complessivamente più efficiente. Riteniamo invece che gli investitori attenti al rischio dovrebbero avvicinarsi agli Etf obbligazionari con prudenza. I mercati obbligazionari sono troppo vasti e diversificati per poter essere replicati con precisione. Pertanto, gli Etf utilizzano solitamente metodologie di campionamento per creare un’esposizione rappresentativa ai rispettivi mercati sottostanti. Ciò può renderli vulnerabili laddove estesi riscatti inneschino ordini di vendita in assenza di liquidità, in particolare nei mercati con rischio più elevato quali quello dell’obbligazionario ad alto rendimento e dei mercati emergenti.

Sull’equity invece quali strategie preferite?
Massimo Dalla Vedova: Nonostante la maggiore volatilità registrata sui mercati nel corso dell’anno passato, le azioni hanno continuato a guadagnare terreno. Non si può escludere tuttavia che nel prossimo futuro si registri un aumento della volatilità. Non c’è da stupirsi quindi se gli investitori vivono nell’incertezza. Il segreto, a nostro avviso, è privilegiare i titoli azionari con un potenziale di crescita a medio-lungo termine derivante da caratteristiche idiosincratiche. Gli investitori dovrebbero concentrarsi sulle imprese in grado di continuare a crescere nonostante la complessità del contesto. Ovviamente implementare questa strategia in maniera corretta richiede grande esperienza. In primo luogo, non è sempre chiaro quali imprese abbiano un potenziale di crescita sostenuta; inoltre, queste aziende sono molto richieste e scambiano quindi a valutazioni elevate. Crediamo che gli investitori dovrebbero privilegiare le società in grado di crescere continuativamente in modo regolare grazie a vantaggi competitivi come la capacità di determinare i prezzi (pricing power), bilanci solidi e team manageriali d’eccellenza. Caratteristiche come queste possono essere individuate obiettivamente mediante una ricerca bottom-up approfondita.

Quali strumenti privilegiare dunque, nel contesto attuale?
Massimo Dalla Vedova: A nostro avviso nella fase attuale è opportuno adottare un approccio che sappia bilanciare efficacemente il rischio di credito e il rischio tassi, investendo sia in obbligazioni governative, più stabili ma poco remunerative, sia in quelle societarie, che offrono livelli di reddito superiore ma che devono essere selezionate attentamente per proteggersi da rischi indesiderati. In questo ambito i comparti AB European Income Portfolio e AB American Income Portfolio, sono entrambi contraddistinti da un solido track record ultraventennale, rating 5 stelle Morningstar e flussi di reddito interessanti. In ambito azionario il possibile aumento della volatilità dovrebbe indurre a privilegiare le strategie azionarie fortemente attive e selettive. In particolare AB Low Volatility Equity Portfolio è un comparto azionario focalizzato su tutti mercati sviluppati il cui obiettivo è di catturare il 90% della crescita nelle fasi rialziste e il 70% in quelle ribassiste. L’efficacia del fondo gli ha consentito di sovraperformare l’indice e ottenere un rating 5 stelle da Morningstar. Infine in ambito multi-asset riteniamo che la gestione attiva dell’asset allocation possa risultare particolarmente premiante, in special modo per gli investitori interessati a coniugare flussi di reddito interessanti, nell’ordine del 5%, con la crescita del capitale nel lungo termine e la difesa da bruschi ribassi. L’ampia diversificazione e l’elevata flessibilità di questo comparto dedicato all’income hanno consentito al fondo di ottenere risultati particolarmente interessanti in tutti i contesti di mercato.

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