Trimestrali, in arrivo risultati solidi per il settore energetico

Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su email
Email
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su facebook
Facebook
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su telegram
Telegram
esportazioni

A settembre il prezzo del WTI è sceso del 4% durante la prima settimana del mese, per poi salire di quasi il 12% per raggiungere i 75 dollari al barile all’inizio di ottobre. Il rally è arrivato mentre gli investitori stanno valutando la capacità dell’OPEC di compensare le esportazioni iraniane e la produzione venezuelana, entrambe in calo.

Le esportazioni di petrolio dall’Iran sono già scese al minimo in due anni e mezzo, con un calo di 260.000 barili di greggio e condensati in settembre, con un calo delle esportazioni del 39% da aprile. Il calo della produzione è stato più contenuto del calo delle esportazioni, poiché nello stesso periodo la produzione iraniana è scesa solo dell’11%, raggiungendo un minimo biennale di 3,3 milioni di barili. Il calo dovrebbe accelerare ulteriormente una volta che le sanzioni inizieranno ufficialmente, dal 1° novembre. Giappone e Corea del Sud, due importanti importatori di greggio del paese hanno già smesso di acquistare petrolio iraniano e stanno iniziando a diversificare la loro offerta; l’India potrebbe seguire l’esempio.

Nonostante l’aggravarsi delle perdite dell’Iran, la produzione dell’OPEC è aumentata il mese scorso, dato che le 15 nazioni del gruppo hanno pompato 30.000 barili in più a settembre rispetto al mese precedente, un aumento trainato principalmente da Arabia Saudita, Angola e Libia. Anche la Russia, uno dei principali partner dell’accordo petrolifero del 2016, ha aumentato la produzione, salendo fino a 11,36 milioni di barili al giorno, un record dalla fine dell’URSS. Il declino del greggio iraniano non viene contrastato solo dai membri dell’OPEC e dalla Russia; negli Stati Uniti, Donald Trump ha dato l’impressione di lavorare con i sauditi per limitare i prezzi del petrolio e proteggere gli statunitensi dagli alti prezzi della benzina. Il presidente ha focalizzato gli sforzi per garantire che nessuna interruzione dell’approvvigionamento influisca sulla stabilità dei mercati petroliferi e minacci la crescita dell’economia globale.

Per quanto riguarda il lato della domanda, non è ancora chiaro se sia in vista una risoluzione della guerra commerciale fra Cina e Stati Uniti. Trump potrebbe non diminuire l’intensità dei suoi attacchi contro i cinesi prima delle elezioni di medio termine. Il raggiungimento di un accordo con la Cina allevierebbe i timori della domanda globale da parte dei macro investitori che riconoscono che la crescita della domanda nei prossimi due anni verrà principalmente da Cina e India. Le stime della domanda rimangono per ora stabili, con una crescita media di 1,5 milioni di barili al giorno, ma potrebbero essere a rischio se gli effetti della guerra commerciale dovessero cominciare ad avere un impatto sulla domanda cinese.

Guardando alle compagnie petrolifere, nonostante i risultati del terzo trimestre siano spesso influenzati da manutenzioni programmate e da una debole domanda stagionale di gas, riteniamo che le più importanti società del settore energetico comunicheranno solidi risultati del terzo trimestre sulla base di utili provenienti da prezzi del petrolio più elevati, registrando flussi di cassa superiori alle attese. Le più importanti società europee del settore, e quelle esposte al WTI e al greggio canadese in particolare, dovrebbero continuare a beneficiare del differenziale di prezzo in queste regioni e potrebbero sovraperformare il loro peer.

A cura di Pierre Melki, Equity Analyst Advisory & Research di Union Bancaire Privée – UBP

Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su email
Email
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su facebook
Facebook
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su telegram
Telegram

Non perdere le notizie sui mercati e gli investimenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *